Camelot - Cavalleria, Onore, Giustizia


 

Copertina

 

Libro Quarto

28 29 30 31 32 33
34 35        

Libro Quinto

01 02 03 04 05 06
07 08 09 10 11 12
13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30
31          

Libro Sesto

 
Extra Corpus

 (V,1)






 

 






 

 






 

(2)

 Su quel letto di tenere erbe sita,
sentì Psiche placar nel cor la paura
e nel sonno s'abbandonò sfinita.
Ristorata da quella dolce cura
s'alzò e vide, nel guardo suo carpita,
fitti alberi, grandi e alti a verdi mura,
e d'acque cristalline una sorgente
ove una reggia lì v'era possente.

Appariva all'entrata sì sfarzosa
che forse di un dio appartener doveva:
la volta in legno, per mano operosa,
con cedro e avorio fine s'intesseva,
da auree colonne retta decorosa.
Ogni parete, argentea risplendeva,
raffigurante belve e altre scene
superando le nostre arti terrene.

I preziosi mosaici pavimenti
narravano pitture varie e rare.
Beato, per uno o cento o per più venti,
chi or passeggia per queste splendide are!
Accecanti riflessi rifulgenti
di luce propria il tutto facea errare,
in assenza del sole chissà dove!
Sembrava fatta apposta pel gran Giove!

Da delizia di quel luogo attirata,
con coraggio varcò Psiche la soglia
e vide ancora più meravigliata,
di altri preziosi, i magazzini in doglia.
Veder quella ricchezza abbandonata
fu cosa strana più di qual si voglia.
Mentre ella andava e ai suoi occhi non credeva
una voce incorporea sì diceva:

"""Non stupirti, oh signora,
    di fronte a tal ricchezze!
    Quel che la vista onora,
    quello ch'è qui, è tuo tutto!
    Entra nella tua stanza
    e riposa stanchezza che t'avanza!

 

 






168

 






176

 






184

 






192

 




198

vv. 179 "venti": per più volte quanti sono i venti; vv. 182 "facea errare": illuminava in contrapposizione alla mancanza dell'errante sole; vv. 188 magazzini partorienti e traboccanti di preziosi.

 

- 6 -

 



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