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Strido di cinguettio, passero in cielo,
canto di pianto fra nembi offuscati,
libero tal'io esser vorrei stelo,
sollevato dai venti affaticati.
Da quell'occhio oscuro una goccia cade
e si' perdura per fitto aer trapasso
cadenzando d'amor frantumi e strade.
Tu cadi, goccia in tuo compatto e lasso;
cadi in silenzio sulla guancia eterna
di spazi sconfinati e triste sempre.
Quale labbro sara' la tua lucerna
per pari lume opaco in sol dicembre ?
Su quale labbro fenderai paziente
il tardivo tepor dell'aspro assaggio ?
E in quale riposto antro della mente
cangera' il dir sofferto in fior di maggio ?
T'ho persa goccia fra i petali chiusi
di quella bianca rosa imporporata
e, tra le spire di aromi diffusi,
linfa, ribolli di passione innata.
Torna da me venereo sospir mite
e te racchiudero' corolla amante
fra gelose carezze sparse e ardite,
bacio che, pria ancor sogno, è tracotante ;
Giaci ! calco labial petalo amore
e nascondi fra le braccia protese
il fervido dilemma del tuo cuore,
del mio, dei nostri, o dolci spezie intese,
tu, tumido tutor palpito ribelle !
Petal soffuso di radianti stelle !
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