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Consolate me, poeta vagabondo,
voi versi sfatti e di delirio armati,
me, buio, nel petto fulgido, errabondo ;
cantate per sospiri i vostri fiati.
Son cieco allo sfuggevol disio sguardo
che si dipana su voi, tratti scritti,
e che, lento, dischiude il gran baluardo
ove trae meta il fio dei miei rai infitti.
Siate me stesso, voi sibili versi,
e io carpiro' di donna i profondi occhi
che su di voi, su me saranno tersi;
e leggera' con le sue labbra orlate
i miei, i vostri prepotenti rintocchi,
noi ! baci aspersi in simil vesti amate.
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