Camelot - Cavalleria, Onore, Giustizia

Musyco

Trittico di un notturno d'amore

di Pirro Cecco da Franosfe

- II -
Luna

Lintea, riappari Luna
   a disperata cerca
   di chi per stenti aduna
   gl'astri, fuggenti sogni,
   sogni al sole riarsi
   ed or fra stelle polve, vaghi e sparsi.

Dispersa pria, d'oscuro
   fra i tenebrosi vanti ;
   tratta poi, in candor puro
   pel notturno crescendo
   ch'al dintorno s'infigge ;
   riappari qual d'amor viso trafigge !

Dagl'occhi trasudanti
   sparge maggior riflesso
   d'incatenati incanti,
   o lacustre sussulto ;
   sfocia tremito fiume,
   forza ribelle al diniego del lume !

Nelle membra scolpisci !
   l'imago del disio
   e d'acque custodisci
   il segreto deflusso
   che d'intra sgorga eterno
   a mia vita sostegno e d'amor perno.

L'acque, bacianti il suolo,
   p'auree tepide gote,
   a lambir vanno il duolo,
   fra gl'aspri sassi ascoso,
   e te baciano, Luna,
   bacio di perla sulla terra bruna,

oh luminosa amata
   che attingi la tua luce
   da chi p'amore afflatta
   sospiri al caldo sol !
   Eppur taci e via fuggi.
   Ritrovi piu' forte amor cui rifuggi ?

Odi questo mio labbro,
   non fuggir qual t'e' d'uopo,
   scintilla d'abil fabbro,
   bruciante e poi gia' spenta !
   Qual parola risuona
   piu' di tutte e fra tutte raggia e tuona ?

Amor che me tu incanti,
   o tu, ridesta Luna,
   amor ch'al via piu' agguanti,
   amore, mio singulto,
   parola al tratto niego,
   infitto dolor cui declamo e prego !

Perche', mio saldo amore,
   puro in nascente Luna,
   m'appari in tuo fervore
   e poi al notturno affidi
   le nostre sacre vesti
   cingenti allora i miei brividi mesti ?

Compari e ti nascondi,
   m'illumini e ti celi ;
   dimmi ! In quali altri mondi
   cavalchi col tuo trionfo
   gl'alti celesti tetti,
   ch'io possa menar dardi in altri petti ?

Stupido mi rende il sangue
   d'altri corpi contriti ;
   ma qual dir per chi langue
   simil bestia azzannata,
   poi d'unguento guarita
   e poi con quello stesso ancor ferita ?

Ch'io te raggiunger possa
   e' il sogno che s'adira
   fra le mie carni e l'ossa,
   e sempre piu' ribolle
   sull'affocate lingue
   del combusto amor, nuovo sempre e pingue.

Quale sforzo guerriero !
   spira i nerbi contratti
   del cuore spasmo e altero,
   un cuore cosi' forte
   e di per se' trafitto
   nell'alvo respir del prode mio invitto.

Ove e' miglior pace
   se non nel tuo richiamo
   che si' profuso tace
   in quel silenzio orante
   cui cerco parol tinta
   a me negata o fra l'aere estinta.

Parla e narra, o mia amata,
   del tuo pensier feroce
   pria ch'a notte armata
   tu ceda lembi oscuri,
   nemici del tuo cuore ;
   qual speranza, custode al mio fervore !

Perche' mai tacere ancora
   alla mente in delirio
   il canto in cui dimora
   la fluttuante pazzia
   dispersa fra quei venti
   che seco accolgon del dir mio gli stenti ?

Ascolta il nuovo canto
   che in ciel silente aleggia,
   piu' vellutato al pianto,
   piu' languido dell'acque,
   carezza in te mai accolta,
   infusa nella chioma luce folta :

salgon le mie note ;
   dunque dov'e' il loro suono ?
   Dove son le mie gote
   di parole moventi ?
   Eppur Luna purpurea
   t'intingi d'astro sol, rossa e cerulea !

Ecco il bacio che invola
   sulle labbra tue ascose ;
   ed or fuggi, tu sola,
   Luna ch'amor denuda,
   e risorgi nel mio cuore
   da quel fuggir ch'or trae verso il mio ardore !

 






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---Notturno

Stella---

 



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