Lintea,
riappari Luna
a disperata cerca
di chi per stenti aduna
gl'astri, fuggenti sogni,
sogni al sole riarsi
ed or fra stelle polve, vaghi e sparsi.
Dispersa
pria, d'oscuro
fra i tenebrosi vanti ;
tratta poi, in candor puro
pel notturno crescendo
ch'al dintorno s'infigge ;
riappari qual d'amor viso trafigge !
Dagl'occhi
trasudanti
sparge maggior riflesso
d'incatenati incanti,
o lacustre sussulto ;
sfocia tremito fiume,
forza ribelle al diniego del lume !
Nelle
membra scolpisci !
l'imago del disio
e d'acque custodisci
il segreto deflusso
che d'intra sgorga eterno
a mia vita sostegno e d'amor perno.
L'acque,
bacianti il suolo,
p'auree tepide gote,
a lambir vanno il duolo,
fra gl'aspri sassi ascoso,
e te baciano, Luna,
bacio di perla sulla terra bruna,
oh
luminosa amata
che attingi la tua luce
da chi p'amore afflatta
sospiri al caldo sol !
Eppur taci e via fuggi.
Ritrovi piu' forte amor cui rifuggi ?
Odi
questo mio labbro,
non fuggir qual t'e' d'uopo,
scintilla d'abil fabbro,
bruciante e poi gia' spenta !
Qual parola risuona
piu' di tutte e fra tutte raggia e tuona ?
Amor che
me tu incanti,
o tu, ridesta Luna,
amor ch'al via piu' agguanti,
amore, mio singulto,
parola al tratto niego,
infitto dolor cui declamo e prego !
Perche',
mio saldo amore,
puro in nascente Luna,
m'appari in tuo fervore
e poi al notturno affidi
le nostre sacre vesti
cingenti allora i miei brividi mesti ?
Compari e
ti nascondi,
m'illumini e ti celi ;
dimmi ! In quali altri mondi
cavalchi col tuo trionfo
gl'alti celesti tetti,
ch'io possa menar dardi in altri petti ?
Stupido
mi rende il sangue
d'altri corpi contriti ;
ma qual dir per chi langue
simil bestia azzannata,
poi d'unguento guarita
e poi con quello stesso ancor ferita ?
Ch'io te
raggiunger possa
e' il sogno che s'adira
fra le mie carni e l'ossa,
e sempre piu' ribolle
sull'affocate lingue
del combusto amor, nuovo sempre e pingue.
Quale
sforzo guerriero !
spira i nerbi contratti
del cuore spasmo e altero,
un cuore cosi' forte
e di per se' trafitto
nell'alvo respir del prode mio invitto.
Ove e'
miglior pace
se non nel tuo richiamo
che si' profuso tace
in quel silenzio orante
cui cerco parol tinta
a me negata o fra l'aere estinta.
Parla e
narra, o mia amata,
del tuo pensier feroce
pria ch'a notte armata
tu ceda lembi oscuri,
nemici del tuo cuore ;
qual speranza, custode al mio fervore !
Perche'
mai tacere ancora
alla mente in delirio
il canto in cui dimora
la fluttuante pazzia
dispersa fra quei venti
che seco accolgon del dir mio gli stenti ?
Ascolta
il nuovo canto
che in ciel silente aleggia,
piu' vellutato al pianto,
piu' languido dell'acque,
carezza in te mai accolta,
infusa nella chioma luce folta :
salgon le
mie note ;
dunque dov'e' il loro suono ?
Dove son le mie gote
di parole moventi ?
Eppur Luna purpurea
t'intingi d'astro sol, rossa e cerulea !
Ecco il
bacio che invola
sulle labbra tue ascose ;
ed or fuggi, tu sola,
Luna ch'amor denuda,
e risorgi nel mio cuore
da quel fuggir ch'or trae verso il mio ardore !
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