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Niun di' v'e' che di te colmo non sia
e nessuna di queste aspre ore diurne
invidia puo' farsi a notte che via
trasmuta a stenti dal torpore d'urne.
Il tragico delirio d'irta attesa
intarsia la sua nicchia polverosa
fra le palpebre della speme illesa
e al dolor cade lacrima a te ascosa ;
Osserva il tempo tessere veloce
le trame della pioggia e della sera,
stillare i rai e frugare fra quei nembi
che Zefiro lenisce di sua voce :
frena allor presto il pugno che in me impera
e sana, o amore, i logori miei lembi
ch'intatti, tu, l'abbia nel core !
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