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Dalle sopite braccia, in se' avvinghiate,
cui il corpo sfatto, memore al di', quieta,
di donna, qual Fior, dolci essenze afflate
esalano silenti al cor che lieta.
D'ampi sospiri affondano le nari
fra le fragili morse che perdenti
ebbero strette in se', piu' d'altri avari,
l'amate vesti e i baci misti a stenti.
Manto di straripanti tumulti
travolgi ! fra le fila, in mia tregua,
il Fiore la' ove assiepano i singulti.
Tiranno ! il vento che altrove trasuda
l'effuso aroma e che, lento, dilegua
dalla svestita pelle bianca e nuda.
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